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Comuni camorristi

Dal 1991 ci sono stati 185 scioglimenti di enti pubblici per infiltrazioni della criminalità organizzata. Eppure la malavita non è stata sconfitta, i boss continuano a comandare e controllano il territorio. Cronaca di un fallimento lungo 18 anni


di Carlo Meoli

Sciolti per camorra. Dal 1991 una legge dello Stato prevede la possibilità di commissariare quegli enti per i quali c’è il sospetto di pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata. Si tratta di un procedimento amministrativo, che non ha necessariamente ricadute penali. A distanza di 18 anni è possibile fare un bilancio che, come si vedrà, risulta nella sostanza fallimentare. L’opera è possibile grazie ai dati contenuti nel volume di Nello Trocchia, “Federalismo criminale”, edito da Nutrimenti. Sulla base delle informazioni presenti in questo libro è possibile arrivare a conclusioni che, spesso, sono sconcertanti.

I DATI

Dal 2001 al 2008 ci sono stati 185 scioglimenti. Va subito chiarita una cosa: in più di una circostanza lo stesso ente è stato commissariato più di una volta. Nello specifico, guardando alla Campania, la situazione è questa. Il record spetta alla provincia di Napoli con 43 provvedimenti. Alcune specificazioni: in un caso è stata commissariata l’Asl Na 4 di Pomigliano d’Arco (2005). Come, ricordando sempre che il provvedimento in questione è amministrativo, in alcuni casi le richieste di scioglimento sono state successivamente annullate. E’ accaduto per Afragola, Portici, Marano, Torre del Greco, Tufino, Brusciano. Al secondo posto c’è la provincia di Caserta. 25 gli enti commissariati. Anche in questo caso c’è stato un annullamento e riguarda Marcianise. Terzo posto per la provincia di Salerno. Commissariati cinque comuni: Sarno, Scafati, Pagani, Nocera Inferiore, Montecorvino Pugliano. Al quarto posto c’è la provincia di Avellino con tre enti e, infine, Benevento con il solo Comune sciolto di San Lorenzo Maggiore.

IL SALERNITANO

E’ la prova più evidente del grande limite di una legge che consente il commissariamento sulla base del sospetto di infiltrazione camorristica. Infatti dei quattro comuni sciolti nel 1993 solo in un caso, quello di Scafati, la decisione ministeriale ha partorito un’inchiesta penale che ha coinvolto gli amministratori pubblici. In quel caso è stata provata la collusione con i boss. Negli altri casi, invece, si è arrivati al massimo a processi per abuso di ufficio andati quasi tutti in prescrizione. Senza contare che molti dei politici e degli imprenditori che nelle relazioni degli ispettori erano indicati come fortemente sospetti di vicinanza ai clan, sono in gran parte ancora sulla scena. Nel caso di Pugliano, che è anche l’ultimo comune sciolto per camorra in provincia di Salerno (2003) il discorso è completamente diverso: infatti lo scioglimento arrivò dopo l’arresto del primo cittadino accusato, insieme a mezza amministrazione, di associazione per delinquere di stampo mafioso.

L’ANALISI

Trocchia a un certo punto del suo libro scrive: “La legge sullo scioglimento dei comuni è un manifesto di inadeguatezza di una classe politica incapace di organizzarsi, mentre le mafie lucrano, prosperano e occupano i consessi comunali, le autonomie locali (….). Una legge che negli anni ha mostrato tutte le sue debolezze, le sue fragilità. Una legge che è partita di emergenza ma che, alla fine, è arrivata con il fiato corto, travolta dalla sprezzante modernità mafiosa che con avanguardia e indifferenza esercita il suo controllo”. Analisi condivisibile? Sicuramente sì. E tutto ciò alla luce di alcune considerazioni.

PROSPETTIVE

Per comprendere il fallimento della 221 e successive modificazioni basta soffermarsi su alcuni punti. E’ vero che, come sostengono in molti, dopo un primo scioglimento, la camorra ha “riconquistato” l’ente locale? E’ vero, visto che, il caso di Quindici insegna, lo Stato spesso ha dovuto commissariare più di una volta lo stesso ente pubblico. E’ vero che non c’è stato quasi mai coordinamento serio tra azione dello Stato e inchiesta della magistratura? Anche questo corrisponde a un dato oggettivo, come i casi dell’Agro nocerino-sarnese confermano. E’ vero che ci sono state situazioni in cui lo scioglimento è stato usato come arma politica? Nemmeno questo si può discutere. A Portici lo scioglimento fu quantomeno affrettato, tanto che il provvedimento venne quasi subito annullato. D’altra parte non si capisce, e veniamo ai giorni nostri, perché continua a stare in piedi l’amministrazione di Fondi dove ci sono prove lampanti della penetrazione dei calabresi sia a livello politico che economico. Non sarà perché il sindaco è del Pdl? Alla fine la legge poteva funzionare solo in una situazione figlia dell’emergenza. Oggi, così come è strutturata, è inutile. Allora o si modifica il dettato normativo o è meglio abolire la 221. Non serve nella lotta contro i clan.


(lunedì 21 settembre 2009)
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