NAPOLI. Il Parco nazionale del Vesuvio dice no all’apertura della discarica di Terzigno. Chiamato dal sottosegretariato alla presidenza del Consiglio a esprimere un parere a riguardo, il consiglio direttivo dell’ente di tutela ambientale che comprende i sindaci dei 13 comuni interessati dall’attività del Parco, ha reso nota la sua contrarietà all’indicazione di un terreno da adibire a discarica all’interno dei propri confini, in località Pozzelle.
Il decreto legge varato dal governo il 23 maggio per fronteggiare l’emergenza rifiuti aveva infatti indicato nella provincia di Napoli, oltre a Chiaiano, altri due siti per lo stoccaggio nel Comune di Terzigno, a pochi metri l’uno dall’altro. Nei terreni di cava Vitiello e dell’ex Sari, una discarica ora dismessa, ma già attiva tra il 1988 e il 1994, prima dell’istituzione del Parco, anni in cui aveva inghiottito rifiuti per un totale di 900 mila tonnellate.
Nel giugno del 2007, con le strade del napoletano invase dalla spazzatura, era stata a un passo dalla riapertura, definita «una discarica da truccare», ossia dove sversare «tal quale» coperto soltanto in superficie da rifiuti trattati secondo quanto emerso nell’inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione commissariale dell’emergenza rifiuti tra 2005 e 2007 appunto.
Nell’esprimere giudizio negativo, la delibera presidenziale del Parco sull’apertura del sito di Terzigno chiama in casa i princìpi costitutivi dell’ente datati 1995, chiarendo come l’apertura della discarica compromettere gli sforzi di salvaguardia ambientale finora compiuti. E si sottolineano le indicazioni specifiche ricevute dalla giunta regionale sull’argomento, datate 16 dicembre 2005: «Nel territorio del Parco è vietata l’apertura di discariche. Tale divieto è esteso anche alle cave ed alle discariche in attività». Non solo, nel parere inviato al sottosegretariato si paventa anche la possibilità di incorrere in una procedura di infrazione dell’Unione europea, per la designazione della discarica all’interno di un’area protetta dall’Unesco nel programma Mab (Man and Biosphere) in qualità di riserva della biosfera.
Il parere del Parco nazionale del Vesuvio non potrà avere del resto valore vincolante sulle decisioni di governo. Proprio per questo motivo, in via precauzionale, l’ente si premura di indicare anche una serie di misure alternative da adottare in caso di apertura del sito di stoccaggio. E raccomanda innanzitutto l’istituzione di una commissione di monitoraggio per l’attività della discarica, poi l’esclusivo smaltimento di rifiuti non pericolosi o frazione organica stabilizzata (Fos) provenienti dalla raccolta effettuata esclusivamente nella zona dei comuni del Parco. Infine la richiesta di una bonifica: prima dell’apertura di una discarica a norma di legge ci sarebbero da recuperare «la quantità di cave e discariche che nel più totale abusivismo hanno ingoiato per anni rifiuti di ogni genere».
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