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Il centralinista poeta coinvolge Nocera

«Il respiro del mare» della costa amalfitana nelle poesie di Luigi Benincasa


di Gigi Di Mauro

Si resta stupefatti chiamando il centralino del Comune di Nocera Inferiore: una voce professionalissima fa pensare al primo colpo di aver sbagliato numero. E’ la voce di Luigi Benincasa, 61 anni, nativo di Cetara (Salerno), bellissimo paesino della costiera amalfitana e da venti anni dipendente a Nocera dopo una vita trascorsa come addetto alla reception delle più prestigiose strutture alberghiere della zona.

Benincasa è un uomo schivo e mite con una passione nascosta: la poesia. Una passione ancora più prestigiosa per un uomo che confessa candidamente di non essere andato molto in là negli studi, e che si è materializzata in questi giorni con la pubblicazione del suo primo libro di poesie: «Il respiro del mare», edito dalla Gutemberg di Fisciano.

A dire il vero Luigi non si può definire un poeta. I suoi non sono pensieri, ma pennellate di colore ravvivato dalla luminosità del sole della costiera amalfitana in cui ha vissuto per tanti anni e dove è cresciuto professionalmente. A leggere alcune delle poesie non si percepiscono pensieri ma immagini vive, come nel caso di «Difesi da un cielo stellato», il cui inizio recita:

Pastori e pecore stanche / risalgono il crinale della grande montagna / in cerca di nuove erbe / e di silenzi. I loro passi sono il muto disegno / d’un tracciato disperato, / e il loro canto / è lo stormire degli alberi, /sussurro di vento, / frùscio di serpi, / e non tradisce l’eco / ma si perpetua nelle valli / malinconico.

Il libro è diviso in due parti: “dove il mare è uno scrigno” , in cui l’origine di Luigi Benincasa traspare nei versi che raccontano il mare e il vissuto costiero e un amore nascente e coinvolgente, solare come solare è il borgo in cui Luigi è nato. La seconda, “le stagioni del cuore”, è costituita soprattutto dai versi scritti dopo il febbraio 2009 quando la morte ha rapito la moglie del poeta, che le era legato in un modo meravigliosamente intenso, quasi a voler lenire il dolore del distacco e far rivivere nelle parole l’adorato coniuge, giungendo a prestare “la voce” alla figlia Rosaria perché lanciasse un messaggio alla mamma Lina. Ma anche la stessa signora Lina diventa la protagonista attiva di versi che tendono a rassicurare la figlia e recitano in un passaggio:

Avrei posto questo messaggio sotto il tuo piatto / come tu facevi da bambina / per dirti che libera dai miei affanni / volo come una rondine / e vengo, adesso, a nutrirti di me stessa. /

La sensibilità umana che traspare dei versi di Luigi Benincasa lascia un senso di rispetto verso quest’uomo che ha dedicato interamente la sua vita alla famiglia senza altre distrazioni personali che il mettere sulla carta i suoi pensieri, che messi a confronto con tanti altri di sedicenti poeti vincono alla grande per espressività e sensazioni trasmesse.


(martedì 3 novembre 2009)
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