NOCERA INFERIORE. Ci sono morti che sono più morti di altri. Tragedie, per dirla alla De Andrè, per cui lo Stato «si costerna, s’indigna, s’impegna», ma «poi getta la spugna con gran dignità». E’ il caso del Comune di Nocera Inferiore che nel marzo 2005 fu colpito da eventi alluvionali che causarono la morte di tre persone e segnarono profondamente il territorio. Quattro anni dopo quei morti sono caduti nell’oblio. Le famiglie delle vittime lasciate al loro destino. Non solo. Tranne piccoli interventi non si è ancora proceduto ad avviare la messa in sicurezza del territorio, ma, soprattutto, nulla è stato previsto per i quattro nuclei familiari sgomberati quella notte.
Addirittura, e sembra assistere a una tragedia dell’assurdo, l’ente comunale non riesce più a far fronte all’impegno economico a favore di quelle persone, che pur si era assunto in mancanza di decisioni della Protezione Civile e dei commissari preposti. Il risultato? Il primo nucleo è già stato oggetto di sfratto esecutivo per morosità (30 settembre scorso), il secondo attende che l’altro provvedimento diventi realtà (4 dicembre prossimo). Per di più, ufficialmente, lo stato di emergenza in questo territorio è cessato alla fine del 2007.
Com’è stato possibile tutto ciò? «Perché si pensato di fare di un evento localizzato in pochi comuni un evento regionale sul quale far confluire centinaia di milioni di euro - accusa Luca Pucci, assessore all’Ambiente del Comune di Nocera Inferiore. Legare un’ordinanza per la tragedia di Nocera al più ampio problema del dissesto idrogeologico in Campania ha significato non risolvere nessuno dei due».
Con ordinanza n. 3484 del 22 dicembre 2005 il Presidente del Consiglio dei Ministri aveva nominava il Presidente Antonio Bassolino ed il sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino “Commissari delegati”, chiamati a espletare i poteri loro assegnati anche attraverso «l’erogazione di contributi per la riparazione e la ricostruzione di strutture destinate ad attività produttive e per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita delle popolazioni, mediante l’erogazione di provvidenze per il ristoro dei danni».
Ma tutto è rimasto lettera morta. A Nocera Inferiore si sono visti solo pochi interventi di somma urgenza per ristabilire condizioni di sicurezza, alcuni dei quali addirittura bloccati e mai completati. Non si sono visti fondi. Ma i paradossi non smettono di moltiplicarsi. Attualmente nelle casse della Protezione Civile regionale ci sono ben 4,2 milioni di euro che servirebbero a fronteggiare quest’emergenza. Magie della burocrazia, i soldi sono inutilizzabili perché inseriti in contabilità speciale. E, visto che non vi è più lo stato d’emergenza, non possono essere spostati nella contabilità ordinaria. «Siamo di fronte a una vicenda assurda – ribatte ancora Pucci – che ha messo in evidenza l’inerzia della Protezione civile nazionale e regionale, incapaci di risolvere il problema e gestire fondi. Ci sono responsabilità politiche e amministrativa chiare dell’allora assessore Luigi Nocera, del governatore Bassolino che non ha adeguatamente vigilato sulla vicenda, e dei dirigenti della struttura. E’ il paradosso dell’inefficienza. Non prorogando lo stato di emergenza e bloccando fondi già stanziati ha trasformato la tragedia in un evento con vittime si serie b. Speriamo solo che quest’inverno non si verifichino problemi, assodato che la pericolosità dell’intero versante è elevatissima».
Eppure la proposta di proroga fu avanzata (nota del 21 dicembre 2007, prot. n. 553), ma accettata solo per alcuni comuni e non per Nocera Inferiore, nonostante il coordinatore della struttura commissariale Michele Palmieri avesse ribadito la necessità di fronteggiare una situazione difficile e che le spese già sostenute e rendicontate dal Comune (interventi di somma urgenza, contributi per l’autonoma sistemazione dei nuclei familiari sgomberati, sala operativa, primo soccorso, ecc..ecc.) ammontava già a 328.688,38 euro a tutto il 2006. Lo stesso Palmieri sottolinea come trattasi di spese «in fase di liquidazione», anche se ad oggi nelle casse comunali non è arrivato un euro.
Nella stessa nota si fa presente al Presidente del Consiglio che «risulta in corso di predisposizione un’ordinanza commissariale relativa all’adozione dell’avviso pubblico per la ricognizione dei danni ai privati e dei relativi modelli di domanda». Avviso, in realtà, mai reso pubblico. I quattro nuclei familiari furono sgomberati la notte fra il 4 e il 5 marzo del 2005 e fino ad oggi nessuno gli ha mai indicato a chi e come richiedere fondi per la ricostruzione delle proprie abitazioni.
Se proprio vogliamo andare per il sottile, la diversità di trattamento con la tragedia di Sarno, ad esempio, lo si nota anche per quanto riguarda i contributi destinati agli eredi delle vittime. In quel caso, la Regione Campania intervenne con un contributo di 80 milioni delle vecchie lire (L.R. 16 giugno 1998, n. 9), elargendo, al maggio 2001, 12,8 miliardi di lire per 160 richieste pervenute. Per Nocera Inferiore, manco a dirlo, nulla è stato, invece, stabilito.
Oggi il Comune non riesce più a fronteggiare le spese e dal 1 gennaio scorso ha comunicato di non essere più in grado di sostenere l’onere degli affitti dei 4 nuclei familiari sfollati. «Siamo stanchi di fare appelli – dice Alfonso Mazzariello, in rappresentanza del comitato vittime. Chiediamo a chi competente di intervenire con urgenza in modo immediato. Almeno si ponga rimedio all’annosa questione degli sfratti, solo l’ennesimo torto subito. Qualcuno dovrebbe iniziare a occuparsi di questa vicenda per restituire almeno dignità a persone che già devono soffrire la mancanza degli affetti e dei danni subiti».
Dal punto di vista degli interventi, c’è da registrare almeno un lato positivo. L’ex commissariato aveva elaborato una mega progettazione del costo complessivo di 24 milioni e mezzo di euro (di solidi disponibili però c’erano solo 1,4 milioni stanziati dal Settore Difesa del Suolo della Regione ) per realizzare vasche, canali e briglie di raccolta. Il cosiddetto “modello Sarno” che veniva esportato e che ha trovato la ferma opposizione dell’amministrazione comunale, visto tra l’altro mancavano relazioni tecniche specialistiche, studi di inserimento urbanistico, di impatto ambientale, calcoli preliminari delle strutture, grafici relativi alle vasche di laminazione, ecc.ecc.
Così il Comune si è proposto come ente attuatore per realizzare interventi di riduzione del rischio, affidando al professore Leonardo Cascini dell’Università di Salerno, tra i massimi esperti in Italia per quanto concerne il rischio idrogeologico, l’analisi della situazione e la mappatura del rischio. Dalle prime valutazioni tecniche, manco a dirlo, la presa di coscienza dell’estrema pericolosità dei versanti del Monte Albino.
(La foto di copertina e quelle di presenti in questo servizio sono di Luigi Pepe)