Rodolfo, Eva, Rocco. Sono morti tra il 2006 e il 2009. Tutti della stessa patologia: linfoma “non” Hodgkin. Per chi non lo sapesse questa patologia ancora poco conosciuta, la cui cura ha però fatto negli anni passi da gigante, deriva da un infezione del sangue generata da fattori esterni.
Nonostante tutto però c’è ancora chi di questa malattia muore. Rodolfo, Eva e Rocco erano nati e cresciuti a Giffoni Valle Piana e Giffoni Sei Casali, dove vivevano con le loro famiglie. Vivevano nella valle dei Picentini. Un territorio dove sorgono numerose aziende agricole, molte di pregio (vedi Montevetrano, entrato di nuovo nell’olimpo dei vini italiani) e con una forte vocazione turistica.
Un territorio che dovrebbe essere “incontaminato”. E invece no. Anche qui la mano distruttrice dell’uomo e la sua sete di affari e soldi facili hanno devastato il territorio. La prima devastazione risale agli Ottanta. Il luogo è suggestivo. Si trova nei pressi del santuario della Madonna di Carbonara. Un piccolo paradiso terrestre immerso nel verde. Un’oasi di pace. A pochi metri, il mostro. La cava “Foglia”. La prima discarica comunale. Lo è stato per oltre 15 anni. Li hanno sversato di tutto. Allora – come oggi – non c’era ancora la raccolta differenziata. Addirittura, nel 1989, la cava “Foglia” fu nominata anche da un clan locale come luogo di “sepoltura” di un diciottenne, Ernesto De Maio. Si scavò per giorni tra i rifiuti. Trovarono la carcassa del suo motorino. Del suo corpo però nulla. Neanche quell’episodio giudiziario servì per fermare lo sversamento di rifiuti. Negli anni novanta però tutto cessa. Oggi, a 29 anni dalla sua apertura, l’amministrazione comunale dopo la bonifica, avvenuta già qualche anno fa, ha ricevuto 1,1 milioni di euro dalla Regione Campania per la sistemazione idrogeologica della zona.
PASSAGGIO DI CONSEGNE
Con la chiusura di cava “Foglia” viene aperta la discarica “La Marca” a Sardone, piccola frazione che conta una cinquantina di famiglia, territorialmente ubicata nella città del festival, ma geograficamente situata a metà strada tra Pontecagnano Faiano e San Cipriano Picentino e distante circa dieci chilometri da Giffoni. La discarica di Sardone diviene il contenitore per i rifiuti di tutta la provincia di Salerno ma anche di numerosi comuni del napoletano. Una montagna alta diversi metri e che solo recentemente è stata chiusa e bonificata. Una bonifica che per gli abitanti della zona forse non è stata fatta a regola d’arte, dal momento che in alcuni mesi dell’anno, soprattutto in estate, continuano a provenire miasmi dal sito dove sorge anche un impianto di trasferenza dei rifiuti, spesso nell’occhio del ciclone della magistratura salernitana. Insomma non c’è pace per i Picentini.
E LA GENTE MUORE
Ma anche per la popolazione. A rivelarlo è un’indagine condotta dall’associazione “Salute e Ambiente” di San Cipriano Picentino, composta da Daniela Caracciolo, ingegnere chimico e da alcuni medici che lo scorso anno hanno reso noto l’esito di uno studio epidemiologico condotto sui comuni del territorio (da Acerno a Castiglione del Genovesi, compresa la città di Pontecagnano) e che comprende anche Salerno e Battipaglia. Nell’indagine vengono prese in esame una serie di patologie (neoplasie e linfomi). L’esito è sconcertante. Su un totale di 263.977 abitanti circa duemila sono malati. L’indagine è stata condotta prendendo in esame i malati tra il 2005 e il 2007 ricoverati nelle strutture dell’Asl Salerno 2. Dai 386 ricoverati nel 2005 all’ospedale San Leonardo di Salerno il dato, nel 2006 è salito a 1513 per scendere a 846 nel 2007. Va sottolineato però, che il dato fornito da “Salute e Ambiente” è parziale, dal momento che molti malati hanno scelto (ahinoi!) strutture fuori Regione (spesso al Nord, dove esistono poli d’eccellenza come il Centro Europeo dei Tumori di Milano e il Cro di Aviano). Numeri che fanno comunque paura e che, visto l’andamento e le continue morti, è destinato a crescere.
TERMOVALORIZZATORE E CENTRALE TERMOELETTRICA
Come se non bastasse, su questo territorio gravano anche due minacce: la centrale termoelettrica e il termovalorizzatore. Due opere, inizialmente osteggiate dalla destra (all’epoca Villani) - e sulle quali ora c’è gran silenzio - e volute fortemente dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Nel 2008, il sindaco Ernesto Sica (Pdl), appena eletto a stragrande maggioranza (95%) minacciò addirittura le dimissioni e si trasformo anche in improvvisato capo popolo in una fiaccolata gremita di cittadini che a gran voce opponevano il loro “no” agli impianti in una zona, quella di Cupa Siglia, già investita dall’impianto di trasferenza e dal cementificio (altra opera su cui aleggiano ombre). Nelle ultime settimane però il sindaco-assessore sembra aver fatto un netto dietrofront dichiarandosi addirittura disponibile ad ospitare il termovalorizzatore. «Solo gli imbecilli non si sbagliano mai» diceva Charles De Grulle. Ergo, è lecito cambiare idea.
IL TRIANGOLO DELLA MORTE
È un fazzoletto, pardon un lenzuolo, di terra compreso tra i comuni di Montecorvino Pugliano, Battipaglia ed Eboli. «A Battipaglia ormai si muore solo per i tumori e nessuno fa niente per capire perché». È il 2008, e a pronunciare queste parole non è un epidemiologo di fama, ma un sacerdote. Si chiama don Sabatino Naddeo, ed è il parroco della parrochia di San Gregorio VII, nel quartiere Sant’Anna di Battipaglia. La denuncia arrivò in seguito ad un ennesimo funerale celebrato per un’ex dipendente comunale, morta a soli 60 anni per tumore. «Dei quasi 60 funerali che celebriamo nella sola nostra parrocchia ogni anno - denunciava don Sabatino - solo 5 o 6 morti sono dovute a vecchiaia o a qualche altra patologia. Per il resto sono tutti tumori. E ogni anno sembra aumentino. E la stessa cosa mi dicono anche gli altri parroci della città». Percentuali superiori a quelle di altre località? Don Sabatino ne è convinto. «La sensazione è netta - conferma - anche se va verificata.» Le parole del prete non sono fantasia, se si considera che in una recente operazione del Noe, in un’azienda agricola della città della Piana vennero rinvenuti fusti tossici. E se si pensa che a pochi chilometri c’è la Cava di Colle Barone, nel comune di Montecorvino Pugliano, attiva per 29 anni e solo recentemente, dopo numerose inchieste, sequestrata e bonificata.
RIFIUTI ZERO
In questo scenario tutt’altro che piacevole ci sono però anche esempi che fanno ben sperare nel futuro. È l’esperienza del comune di Giffoni Sei Casali, dove da anni si pratica, con successo, il sistema di raccolta differenziata “porta a porta” raggiungendo quasi l’80 per cento, e dove si tendono a sperimentare sempre nuove tecniche di risparmio energetico e riduzione dei rifiuti, seguendo i dettami della filosofia dei “Rifiuti Zero” sperimentata con successo nel comune toscano di Capannori. E proprio da Sei Casali è partita, ormai da un paio d’anni, la guerra al termovalorizzatore. Una guerra condotta in solitaria, senza l’appoggio di nessun altro comune – eccezion fatta per San Cipriano Picentino, dove il nuovo sindaco, Gennaro Aievoli, ha detto il suo “no” categorico – che ha anzi firmato anche un accordo con il comune di Salerno. Sta di fatto comunque che, tra gare andate deserte e mancanza di requisiti di alcune aziende, nel frattempo la gestione per la costruzione dell’impianto è scivolata dalle mani del sindaco di Salerno per finire tra quelle del Presidente della Provincia di Salerno, Edmondo Cirielli.
IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI, IL RUMORE DELLE MORTI
Al momento tutto sembra essere fermo o, perlomeno, non se ne parla. Un silenzio che di certo non infonde fiducia negli abitanti, sempre pronti ad essere sul “chi va là” nel caso in cui si dovesse andare avanti. Intanto la gente muore. Lunedì mattina a Pontecagnano Faiano si è spenta Palma. Aveva 19 anni, tanta voglia di vivere e un tumore al cervello che se l’è portata via in pochi mesi. Una patologia, quella della neoplasia al sistema celebrale, che ha colpito anche altre persone. Ovviamente nessuna indagine scientifica ha ancora appurato se vi sia un nesso tra le morti e questa incidenza di morti tumorali. Ma la sensazione è che Gomorra ci sia anche qui. Ma nessuno ha ancora “scavato” o si è quanto meno impegnato a farlo.. Con le mani, tra la terra, e con la magistratura. Cosa dovrà accadere perché lo si faccia?