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Nisida, scuola di rugby per reclusi

L’Amatori Rugby Napoli da quattro anni porta avanti un esperimento pilota di diffusione dello sport nel carcere per i minorenni.


di Luigi Colombo

Edoardo Bennato la cantava, «coi suoi giardini e il porto naturale, con l’Italsider alle spalle che la sta a guardare», e ci invitava: «venite tutti a Nisida / è un’isola / e nessuno lo sa». Dimenticava di dirci che il piccolo paradiso nell’arcipelago delle Flegree è off-litims. Il primo alt arriva già sul lungo pontile in pietra che la collega alla terraferma. Nisida è zona militare. Paradiso di pochi, base Us-Army e della Finanza. E’ il luogo deputato della tradizione omerica in cui vivevano le sirene che tentarono Ulisse. Oggi se senti il canto d’una “sirena”, certo è quello di una gazzella dei carabinieri. Ma Nisida è soprattutto un Penitenziario. All’apice dell’isola sorge un Istituto penale per minorenni. Nei giorni scorsi il «limite invalicabile» si attraversava grazie a una semplice, inusuale, parola d’ordine: Rubgy. Perché quei pazzi dell’Amatori Napoli Rugby (società iscritta al campionato nazionale serie C girone Campania) quest’anno ci riprovano. Hanno avviato nel novembre 2005, in via sperimentale, un progetto unico in Italia di diffusione del gioco del rugby all’interno di un carcere minorile. Visti i buoni risultati stavolta si può pensare in grande. Nisida e rubgy, il connubio funziona e non si sa mai che uno di quei scugnizzi te lo ritrovi presto in campionato. Il direttore, Gianluca Guida, è un tipo mingherlino, all’apparenza anche molto timido. Quando nella sala proiezioni si siede in mezzo ai trentadue detenuti quasi lo confondi. Ti accorgi subito, però, che lui con quei bulli nostrani o immigrati ha un ottimo rapporto. Ed è fondamentalmente merito suo se oggi quell’istituto, a giudizio di molti, costituisce un’esperienza all’avanguardia. Nello sport ci crede molto: pallavolo, calcio, barca a vela, immersioni. Se i finanziamenti permettono gli scugnizzi di certo non s’annoiano in quel piccolo paradiso. I minori che ospita sono cresciuti nei quartieri popolari di Napoli, lì dove il senso di Stato e legalità non è mai entrato. Ora, però, conta allenarsi. Perché sono lì, adesso, interessa poco. Magari qualcuno più spigliato, fra una chiacchiera e l’altra, ti confessa : «aggiù fatt na’ tarantella, e mo’ sto a Nisida». Scugnizzo lo era pure Enzo Iorio. Oggi l’allenatore-dirigente dell’Amatori Napoli è in là con gli anni ma il sorriso da ragazzaccio non l’ha perso. Per trent’anni ha lavorato dirimpetto, all’Italsider. Se alzava lo sguardo lo vedeva quel carcere, e «mi «incazzavo, perché non ho mai sopportato rinchiudere i bambini». Il rugby ce l’aveva già nel sangue e prova e riprova alla fine ce l’ha fatta a farlo entrare fra quelle mura. «Io mi sono salvato grazie a questo sport – racconta Enzo - Ora vogliamo offrire una chance di alternativa al degrado della strada, trasferendo in carcere un’esperienza emotiva e fisica diversa dal vissuto quotidiano, e, fuori dal carcere, l’opportunità di integrarsi nella comunità sportiva delle società presenti sul territorio di Napoli e provincia». Poi Enzo si distrae. I ragazzi – dopo i saluti e le presentazioni – sono scesi in campo e si stanno allenando. «Hai visto che placcaggio? Quello può diventare bravissimo». Quello, è Francesco, provenienza quartieri spagnoli. E’ uno dei pochi dello scorso anno (molti sono usciti con l’indulto). Pare abbia perso un po’ di chili e stavolta si è presentato in forma. Nessuno lo nasconde, è il pupillo. E puntano a tesserarlo per farlo uscire e giocare davvero a rugby. Con Rachid, ci sono riusciti. Il ragazzo, di origini marocchine, ha finito di scontare la sua pena e oggi, puntale e grintoso, si allena con loro. Anche la federazione nazionale di rugby ci crede, aiutando l’Amatori Napoli in questa follia. Magari, chi ci crede poco, è la Bagnoli Futura, la spa di trasformazione urbana il cui pacchetto azionario è integralmente detenuto da Regione, Provincia e Comune. Dovranno trasformare e riqualificare l’area dell’ex Italsider. Anche attraverso “il Parco dello Sport”. «Ci sarà pure un campo di pattinaggio su ghiaccio, in una città di mare dai perenni trenta gradi» ironizza Diego D’Orazio, presidente del gruppo. Ovviamente il rugby non è previsto. Nonostante le richieste e le pressioni loro, fuori da Nisida, continuano ad allenarsi grazie all’ospitalità del Centro Universitario Sportivo.

(giovedì 20 marzo 2008)
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