I quotidiani si chiamano così perché durano un giorno e il giorno dopo servono a incartare le patate o a pulire i vetri. (Pintor)

Iovine in manette, la ninna nanna del Ninno

il: novembre 17th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Verrà ricordata a lungo questa data, 17 novembre 2010, nella storia della camorra. La Mobile di Napoli in collaborazione con quella di Caserta e i militari del Nucleo operativo centrale ha stanato Antonio Iovine, primula rossa dei Casalesi, latitante da 15 anni. Si nascondeva a casa di un uomo fidato, Iovine, a 200 metri dalla caserma dei carabinieri di Casal di Principe. Ma questo non è importante, come passa in secondo piano la disputa dei giorni scorsi tra Roberto Saviano che ha avuto il merito di raccontare al grande pubblico la Gomorra campana, e il ministro dell’Interno, il leghista Maroni che da due giorni battibeccavano sul rispettivo impegno nella lotta alla criminalità. Quello che conta è che ‘o Ninno, oggi, nelle braccia della polizia ride. Il latitante “tra i più longevi a dispetto del soprannome da bambino” come scrive Vito Faenza, cronista della vecchia scuola, sembra quasi felice. Sollevato. Pentito? Forse domani. Al sicuro dagli ergastoli? Be’, no, sono garantiti dalle sentenze Spartacus. E allora? E allora il bambino, ‘o Ninno, ficcato da tre lustri nei sottoscala delle villette di amici e parenti a Casal di Principe, costretto a strisciare tra i dedali della città-fortezza e schiacciato in bunker ricavati in stalle che puzzano di sterco, messo in mezzo alla gente plaudente, felice, agli agenti abbracciati tra loro a dispetto della divisa si carica di meraviglia. E davanti alla festa non può trattenersi dal guardarsi intorno e ridere finché qualcuno non si avvicina al cordone di poliziotti e stampa e gli urla in faccia: “Acciritel’!” (uccidetelo). Solo così, prima che lo imbuchino nella volante, Antonio Iovine torna scuro in volto. Quando realizza che d’ora in avanti persino un pincopallino qualunque potrà mancare di rispetto il superboss sbattendolo come un qualsiasi mortale nella porta girevole che tiene tutti sospesi tra la vita e la morte. Condannando per tirar corto la leggenda criminale di cui restava solo una foto da bambino al titolo di ”ex”.

sandro [at] colonnarotta.it


Letta, voglio crederti

il: settembre 27th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Settimana scorsa dal Sud Camp di Paestum, Enrico Letta ha detto la sua sul governo Berlusconi: “Settimana prossima cadrà”. Letta, amico mio, io voglio crederti. Per due motivi: innanzitutto per ottimismo; dopo di questo perché visti i chiari di luna della maggioranza, dove tra gli scazzi di Fini e Berlusconi è sbroc-Bossi a recitare il ruolo di moderato, se non è questa (settimana) è la prossima, e così via.

Allora, assunto che come (magicamente) venuto vent’anni fa così se ne vada una volta e per tutte mister televisione sua emittenza Silvio Berlusconi, c’è da chiedersi come vogliamo il mondo dopo. E’ un esercizio cui ci siamo disabituati, causa disillusione, e cui sfidò perciò a cimentarsi anche voi lettori. Insomma, mettendo da parte la bile accumulata in un ventennio di regno di Arcore, chiedetevi: cosa vorreste? Solo da questa premessa decisiva si può sviluppare un pensiero politico, una militanza semmai e un voto.

Comincio io, sennò che vantaggio c’è a scriver per primi e rischiare gli insulti di chi legge:

Io vorrei essere più… povero. Vorrei andare al lavoro in bicicletta (e non in moto), che ogni città avesse le sue piste ciclabili, e vorrei stare chiuso in ufficio non più di sette ore al giorno, l’ottava usarla per mangiare. Imparare a usare meno acqua ed eliminare dalla dispensa il supefluo. Una macchina fino a cinque componenti di un nucleo familiare, due dal sesto. La sera vorrei uscire solo per sagre/feste di paese, cineforum gratuiti, concerti di piazza e/o a sottoscrizione volontaria! Non voglio (addio condizionale, ormai sono lanciato) pagare il canone per la tivvù pubblica con gli spot e internet deve cadere dal cielo come la pioggia. E non voglio pagare manco quello, naturalmente. Per tutto questo intendo continuare invece a corrispondere giuste tasse e a jastemmare i santi nello stesso momento. Mi piacerebbe che non fosse consentito ai politici di andare in televisione tutti i giorni. Che ci fosse una giustizia civile, penale e perché no divina. Vorrei più carceri per tutti gli stronzi che stanno al mondo, e sport gratis in ogni città, in base alle strutture pubbliche a disposizione di ogni comune. Vorrei giornali e libri in vendita ai bar e ai supermarket e un tetto agli stipendi degli sportivi. Non è tutto, ma una buona parte… ora però tocca a voi.

Sandro [at] colonnarotta.it


Due cose sulla legge bavaglio

il: luglio 4th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Che la legge sulle intercettazioni sia una porcheria assoluta è fuori dubbio. Penalizza l’informazione ed è solo un modo per il governo di imbavagliare la libera informazione con la scusa della tutela della privacy. Detto ciò però due considerazioni vanno fatte altrimenti si perde la prospettiva complessiva del problema. La necessità di darsi delle regole quando si tratta di pubblicare atti nella fase delle indagini preliminari (in primis le intercettazioni) bisogna darsele. Premesso che in questo lavoro tantissimo è affidato alla coscienza del singolo, non si può far passare tutto. E’ assurdo, per esempio, citare i nomi di persone che compaiono in una ordinanza quando la loro posizione non ha alcun rilievo penale. E non basta il solito codice di autoregolamentazione. Secondo punto, lo sciopero previsto per il nove luglio. Ma ha senso rispondere alla legge bavaglio autoimponendoci un bavaglio da soli?

Carlo Meoli


Disobbedienza civile

il: maggio 20th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

La commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge sulle intercettazioni. Una mazzata, tra le altre cose, anche alla libertà di stampa. Nella speranza che alla Camera cambi qualcosa e fidando in Napolitano che non dovrebbe firmare mai una legge di questo tipo, i giornalisti hanno una strada a mio avviso obbligata da seguire. Evitare prima di tutto gli scioperi già annunciati dalla Fnsi, il sindacato di categoria. Non servono a niente. La scelta da fare è quella della disobbedienza civile. Tutti dobbiamo continuare a pubblicare gli atti che un governo stupido e meschino vorrebbe nascondere. Che possono fare? Ci multano tutti? Ci arrestano? Vuoi vedere che mi toccherà dividere la cella con Ezio Mauro o Vittorio Feltri? Tutto meglio di una censura senza senso. Per fare questo però la categoria deve dimostrare compattezza e unità di intenti, una cosa sulla quale purtroppo ho molti dubbi.

Carlo Meoli


Senza pietà alcuna

il: aprile 2nd, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Piemonte, Lazio, Campania, Calabria, senza alcuna pietà le elezioni regionali del 28 e 29 marzo hanno soffiato via dal banco ogni speranza residua della sinistra italiana di battere il Moloch. il mostro degli incubi più nefasti, quel Berlusconi self made man venuto dal nulla, promettendo il nulla: ci occuperemo di sicurezza. la volta dopo di giustizia. e quella dopo ancora di fermare i comunisti. oppure mischiando. a scelta con il jolly dell’elisir di eterna giovinezza: camperemo 120 anni. il tutto parando il culo alle proprie aziende, alla propria prole, al proprio pistolino color blu viagra..

Le amministrative hanno soffiato via gli ideali di solidarietà e scoperto un paese sempre più cinico, senza memoria e arruffone come non mai. con una cultura televisiva sopraffina. davanti alla scheda come davanti all’interrogazione cosa rispondere? Berlusconi. in Campania Carfagna, quella con la coscia lunga. e la testa chissà? tanto che cambia. però almeno non sono impreparato al voto. due nomi so, quelli scrivo. ma Berlusconi le leggi ad personam, il puttaniere con Tarantini, la corruzione Mills, il conflitto di interessi, il legittimo impedimento e lodi vari? macchemmefrega a me, Berlusconi ten’ e sord’ e sape campà (è pieno di soldi e ci sa fare). più o meno il modello ideale di mezz’Italia più un altro quarto.

Dura il risveglio da minoranza silenziosa.

Ma una fortuna c’è. il cavaliere checché ne dica lui o la tivvù ha 74 anni e muore più velocemente di noi, lo dice la carta di identità. e persino più velocemente di Paolo Conte (73, viva l’avvocato di asti). viva pure il totomorti e peccato solo che quando morirà – una volta toccata quota 120 anni, certo - la Lega xenofoba, retrograda, secessionista e cacasotto si sarà già guadagnata la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e noi staremo sempre qui a contarci mancanti.

Sandro [at] Colonnarotta.it


La leggina

il: marzo 7th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Vediamo di capire cosa sta accadendo. Le liste del Pdl vengono escluse dalla competizione elettorale per palesi irregolarità. Almeno secondo la legge. Una legge che vale su tutto il territorio nazionale e che, in contesti più piccoli, ha visto saltare altri raggruppamenti senza che questo destasse un particolare scalpore. Stavolta no, però. I colonnelli del centrodestra gridano al complotto, invitano la gente a scendere in piazza, e altre leggerezze di questo tipo. Paradossalmente in questa storiaccia di Lazio e Lombardia il più equilibrato appare proprio Berlusconi. Si tenta di aprire un discorso con le opposizioni per arrivare a una soluzione “condivisa” ma, alla fine, succede quello che nessuna persona di buon senso voleva: si costringe di fatto Napolitano a firmare un decreto prima delle decisioni della magistratura. Un decreto, sia chiaro, che consentirà la riammissione delle liste escluse. Privare del diritto di voto milioni di persone per vizi formali è effettivamente una follia. Ma allora la strada da seguire era diversa. Bisognava far pronunciare i giudici e poi tentare di uscirne con l’accordo di tutti. Ancora una volta sono state cambiate le regole durante la partita. In fondo anche in questo caso ci troviamo di fronte a una legge ad personam. Ma ora chi glielo dice al candidato sindaco di Montecorvino Rovella, il signor Rossomando, escluso perché ha messo in lista una persona in meno? Lui la decisione la ha accettata senza protestare o ricorrere. Aveva semplicemente sbagliato e lo ha ammesso.

Carlo Meoli


L’importanza del nome

il: febbraio 27th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Arrivo per ultimo, ma è una specialità mia. Ultimo dei tre amici al bar rimasti, uno più uno meno. A quasi un anno dalla nascita di Colonnarotta mi sono aggiunto, cercavo una collaborazione da freelance e degli articoli pagati e mi sono ritrovato a pagare perché Colonnarotta continuasse a vivere. E guardando agli sforzi di tutti, alle riunioni sul cucuzzolo di Sarno, al bar, al vino e alle cene offerte dal Meoli, era facile rendersi conto che con tutti gli articoli di questo mondo non si sarebbe fatto abbastanza. I sogni volano più alti della realtà dura del sotto-giornalismo campano. Perciò Colonnarotta viveva, e ha volato alto a tratti. Nella giornata della memoria delle vittime di mafia organizzata da Libera il 21 marzo del 2009, in tutte le inchieste scritte. Dai reportage sulla camorra campana, alla storia infinita degli ecomostri e i disastri ambientali, dalle sexychat-truffa alle via del Campo nostrane, fino ai fondi bevuti e mangiati dalla Regione ancor oggi per il terremoto dell’80. Senza padroni, un giornale libero veramente, con l’illusione impolverata di una nuova stagione dei cento fiori nel segno del web 2.0. Che poi il sogno si sarebbe spaccato era insito nel nome.. che io dal primo momento avrei voluto cambiare. Lo dicevo al direttore, lo facevo presente al presidente, ci riflettevo ingenuamente in riunione. Un giornale si può chiamare Colonnarotta? chiedevo. E voi dicevate sì. Alla fine mi sono convinto anch’io ed eccoci qua. I soliti tre amici al bar. Virtuale questa volta.. Almeno Meoli non pagherà per tutti..

Sandro
sandro[at]colonnarotta.it


De Luca sì o no?

il: febbraio 3rd, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Alla fine il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca sarà il candidato governatore. In un crescendo tragicomico che la dice lunga sullo stato del centrosinistra campano si è arrivati a una certezza: farà la campagna elettorale con la benedizione, per il momento, di Pd, Api e Verdi. Dal canto suo Antonio Bassolino non poteva uscire peggio di scena. Ha perso male, costringendo anche a imbarazzanti prese di posizione Bersani in persona. De Luca non piace a Italia dei Valori (“non si candida una persona che ha processi in corso”) e alla sinistra (“è un sindaco sceriffo e non rappresenta la discontinuità”).
Ognuno, naturalmente, è libero di pensarla come vuole e Colonnarotta non ha risparmiato critiche a un primo cittadino che parla fin troppo spesso il linguaggio della destra più becera. Ma adesso la situazione è diversa, sarebbe sciocco non prenderne atto. De Luca ha amministrato bene una città che lo ha ricambiato con un consenso plebiscitario. Inoltre intercetta consensi a destra. E in una campagna elettorale così difficile non è detto che sia un male. Sta cercando di dialogare anche con chi lo avversa con argomenti risibili, vedi le questioni giudiziarie. Certo, all’uomo non piace mediare. Ma dice una cosa, che condivisibile o meno, è una realtà: all’amministratore locale la gente chiede di risolvere i problemi quotidiani. La questione ideologica non esiste. Perde chi amministra male. Vorremmo vedere un centrosinistra confrontarsi sulle questioni reali, quelle che investono le persone tutti i giorni. Invece si deve sopportare un teatrino indegno quanto noioso. De Luca inizierà la sua campagna elettorale da Scampia. Non è un caso. Andrà a parlare a quelli che vivono nella illegalità. Parte dalle periferie, quelle periferie troppo spesso trascurate in passato. Allora che fare, votarlo e meno? Su questo sarebbe giusto fare un ragionamento scevro da inutili pregiudizi.

Carlo Meoli


Quattro amici

il: gennaio 25th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Niente alibi, ho mancato. Questo, in due parole, il senso del mio personale ruolo che nel tempo è gradualmente scomparso dall’orizzonte del progetto colonnarotta dopo una lunga agonia. La prima delusione è mia. Avrei potuto crescere e invece il percorso ha evidenziato distanza e omissione. Le motivazioni sono riassunte in un bianco blog “in progress”, sotto gli occhi di tutti. Il laboratorio-redazione-studio è ben presto involuto. Prima si è frammentato in un insieme di voci singole, ciascuna sulla propria strada. Poi è precipitato nel silenzio. Dal coro si è giunti alla parata di solisti, senza più un briciolo di quel presupposto comune che tanto aveva contribuito al desiderato parto. Riunioni, appelli, chiarimenti, e in mezzo pochi altri discorsi. Colonnarotta voleva essere un gruppo, ma d’un tratto non riuscivamo neanche a parlarci. L’analisi forse sembra troppo personale. Me ne scuso con tutti. Vuol dire che le basi erano quelle: intime, private, condivise. Le fondamenta erano dei vissuti. Succede. Poi erano arrivate la voglia e l’esigenza di creare un progetto. Volevamo una casa dove confrontarci, una casa vera, uno spazio prima reale e poi virtuale, fatto di discorsi e incontri. Qualcosa costruito sui fatti, sulla collaborazione, sul quotidiano. Un’idea pronta a crescere per accogliere altre persone, altre esperienze, altre intelligenze. Un giornale ma non solo. Un tavolo libero, uno spazio. Una casa, appunto. Ma per trainare un simile carro bisognava lavorare insieme. Certe ali, dovevamo saperlo, da sole non avrebbero retto alle altezze eccessive. Infatti, come la cera, si sono disciolte appena vicine al sole. Ripartire si può, ma solo in nome di nuove consapevolezze, franchezza e soprattutto trasparenza. Non servono proclami. Serve voglia. Serve la faccia. Condivido il punto momentaneo, gli sbagli e l’autoanalisi. Condivido il fallimento. Ho cercato di spiegarmi perché è successo tutto questo. Ora l’ho scritto in queste righe. Due anni fa eravamo quattro amici al bar. Ora il bar non c’è più, e gli amici sono tutti altrove.

Atg


C’è ancora qualcosa di serio da dire

il: gennaio 23rd, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »

Nulla ho da aggiungere all’analisi su ciò che sono stati questi ultimi mesi. Preferisco francamente guardare avanti. Credo che Colonnarotta possa avere un futuro. Anzi, sono convinto che sia fondamentale la sua esistenza in una fase epocale per un’informazione che sta radicalmente cambiando. Il sito deve diventare un punto di incontro di giovani intelligenze. Un luogo dove esperienza, capacità ed entusiasmo si possano fondere in una cosa sola. Nessun solista ma un vero gruppo. Alla fine quello che è mancato è stato il gioco di squadra. Dedicherò personalmente tutte le mie energie perché possa essere ripreso un cammino interrotto troppo tempo fa. Liberi certo dai potentati economici ma anche da un associazionismo di sinistra che vive solo grazie ai contributi pubblici. Fuori dal coro sul serio, senza alcuna incertezza. Anticonformisti veramente, non solo a chiacchiere. Sono il primo a sapere che sarà durissima ma voglio provarci. Animare un mezzo di comunicazione veramente libero significa stare meglio e non limitarsi al continuo lamento. Non so voi, ma io non vorrei morire democristiano e penso di avere ancora qualcosa di serio da dire.

Carlo Meoli