il: marzo 7th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »
Vediamo di capire cosa sta accadendo. Le liste del Pdl vengono escluse dalla competizione elettorale per palesi irregolarità. Almeno secondo la legge. Una legge che vale su tutto il territorio nazionale e che, in contesti più piccoli, ha visto saltare altri raggruppamenti senza che questo destasse un particolare scalpore. Stavolta no, però. I colonnelli del centrodestra gridano al complotto, invitano la gente a scendere in piazza, e altre leggerezze di questo tipo. Paradossalmente in questa storiaccia di Lazio e Lombardia il più equilibrato appare proprio Berlusconi. Si tenta di aprire un discorso con le opposizioni per arrivare a una soluzione “condivisa” ma, alla fine, succede quello che nessuna persona di buon senso voleva: si costringe di fatto Napolitano a firmare un decreto prima delle decisioni della magistratura. Un decreto, sia chiaro, che consentirà la riammissione delle liste escluse. Privare del diritto di voto milioni di persone per vizi formali è effettivamente una follia. Ma allora la strada da seguire era diversa. Bisognava far pronunciare i giudici e poi tentare di uscirne con l’accordo di tutti. Ancora una volta sono state cambiate le regole durante la partita. In fondo anche in questo caso ci troviamo di fronte a una legge ad personam. Ma ora chi glielo dice al candidato sindaco di Montecorvino Rovella, il signor Rossomando, escluso perché ha messo in lista una persona in meno? Lui la decisione la ha accettata senza protestare o ricorrere. Aveva semplicemente sbagliato e lo ha ammesso.
Carlo Meoli
il: febbraio 27th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »
Arrivo per ultimo, ma è una specialità mia. Ultimo dei tre amici al bar rimasti, uno più uno meno. A quasi un anno dalla nascita di Colonnarotta mi sono aggiunto, cercavo una collaborazione da freelance e degli articoli pagati e mi sono ritrovato a pagare perché Colonnarotta continuasse a vivere. E guardando agli sforzi di tutti, alle riunioni sul cucuzzolo di Sarno, al bar, al vino e alle cene offerte dal Meoli, era facile rendersi conto che con tutti gli articoli di questo mondo non si sarebbe fatto abbastanza. I sogni volano più alti della realtà dura del sotto-giornalismo campano. Perciò Colonnarotta viveva, e ha volato alto a tratti. Nella giornata della memoria delle vittime di mafia organizzata da Libera il 21 marzo del 2009, in tutte le inchieste scritte. Dai reportage sulla camorra campana, alla storia infinita degli ecomostri e i disastri ambientali, dalle sexychat-truffa alle via del Campo nostrane, fino ai fondi bevuti e mangiati dalla Regione ancor oggi per il terremoto dell’80. Senza padroni, un giornale libero veramente, con l’illusione impolverata di una nuova stagione dei cento fiori nel segno del web 2.0. Che poi il sogno si sarebbe spaccato era insito nel nome.. che io dal primo momento avrei voluto cambiare. Lo dicevo al direttore, lo facevo presente al presidente, ci riflettevo ingenuamente in riunione. Un giornale si può chiamare Colonnarotta? chiedevo. E voi dicevate sì. Alla fine mi sono convinto anch’io ed eccoci qua. I soliti tre amici al bar. Virtuale questa volta.. Almeno Meoli non pagherà per tutti..
Sandro
sandro[at]colonnarotta.it
il: febbraio 3rd, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »
Alla fine il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca sarà il candidato governatore. In un crescendo tragicomico che la dice lunga sullo stato del centrosinistra campano si è arrivati a una certezza: farà la campagna elettorale con la benedizione, per il momento, di Pd, Api e Verdi. Dal canto suo Antonio Bassolino non poteva uscire peggio di scena. Ha perso male, costringendo anche a imbarazzanti prese di posizione Bersani in persona. De Luca non piace a Italia dei Valori (“non si candida una persona che ha processi in corso”) e alla sinistra (“è un sindaco sceriffo e non rappresenta la discontinuità”).
Ognuno, naturalmente, è libero di pensarla come vuole e Colonnarotta non ha risparmiato critiche a un primo cittadino che parla fin troppo spesso il linguaggio della destra più becera. Ma adesso la situazione è diversa, sarebbe sciocco non prenderne atto. De Luca ha amministrato bene una città che lo ha ricambiato con un consenso plebiscitario. Inoltre intercetta consensi a destra. E in una campagna elettorale così difficile non è detto che sia un male. Sta cercando di dialogare anche con chi lo avversa con argomenti risibili, vedi le questioni giudiziarie. Certo, all’uomo non piace mediare. Ma dice una cosa, che condivisibile o meno, è una realtà: all’amministratore locale la gente chiede di risolvere i problemi quotidiani. La questione ideologica non esiste. Perde chi amministra male. Vorremmo vedere un centrosinistra confrontarsi sulle questioni reali, quelle che investono le persone tutti i giorni. Invece si deve sopportare un teatrino indegno quanto noioso. De Luca inizierà la sua campagna elettorale da Scampia. Non è un caso. Andrà a parlare a quelli che vivono nella illegalità. Parte dalle periferie, quelle periferie troppo spesso trascurate in passato. Allora che fare, votarlo e meno? Su questo sarebbe giusto fare un ragionamento scevro da inutili pregiudizi.
Carlo Meoli
il: gennaio 25th, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »
Niente alibi, ho mancato. Questo, in due parole, il senso del mio personale ruolo che nel tempo è gradualmente scomparso dall’orizzonte del progetto colonnarotta dopo una lunga agonia. La prima delusione è mia. Avrei potuto crescere e invece il percorso ha evidenziato distanza e omissione. Le motivazioni sono riassunte in un bianco blog “in progress”, sotto gli occhi di tutti. Il laboratorio-redazione-studio è ben presto involuto. Prima si è frammentato in un insieme di voci singole, ciascuna sulla propria strada. Poi è precipitato nel silenzio. Dal coro si è giunti alla parata di solisti, senza più un briciolo di quel presupposto comune che tanto aveva contribuito al desiderato parto. Riunioni, appelli, chiarimenti, e in mezzo pochi altri discorsi. Colonnarotta voleva essere un gruppo, ma d’un tratto non riuscivamo neanche a parlarci. L’analisi forse sembra troppo personale. Me ne scuso con tutti. Vuol dire che le basi erano quelle: intime, private, condivise. Le fondamenta erano dei vissuti. Succede. Poi erano arrivate la voglia e l’esigenza di creare un progetto. Volevamo una casa dove confrontarci, una casa vera, uno spazio prima reale e poi virtuale, fatto di discorsi e incontri. Qualcosa costruito sui fatti, sulla collaborazione, sul quotidiano. Un’idea pronta a crescere per accogliere altre persone, altre esperienze, altre intelligenze. Un giornale ma non solo. Un tavolo libero, uno spazio. Una casa, appunto. Ma per trainare un simile carro bisognava lavorare insieme. Certe ali, dovevamo saperlo, da sole non avrebbero retto alle altezze eccessive. Infatti, come la cera, si sono disciolte appena vicine al sole. Ripartire si può, ma solo in nome di nuove consapevolezze, franchezza e soprattutto trasparenza. Non servono proclami. Serve voglia. Serve la faccia. Condivido il punto momentaneo, gli sbagli e l’autoanalisi. Condivido il fallimento. Ho cercato di spiegarmi perché è successo tutto questo. Ora l’ho scritto in queste righe. Due anni fa eravamo quattro amici al bar. Ora il bar non c’è più, e gli amici sono tutti altrove.
Atg
il: gennaio 23rd, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »
Nulla ho da aggiungere all’analisi su ciò che sono stati questi ultimi mesi. Preferisco francamente guardare avanti. Credo che Colonnarotta possa avere un futuro. Anzi, sono convinto che sia fondamentale la sua esistenza in una fase epocale per un’informazione che sta radicalmente cambiando. Il sito deve diventare un punto di incontro di giovani intelligenze. Un luogo dove esperienza, capacità ed entusiasmo si possano fondere in una cosa sola. Nessun solista ma un vero gruppo. Alla fine quello che è mancato è stato il gioco di squadra. Dedicherò personalmente tutte le mie energie perché possa essere ripreso un cammino interrotto troppo tempo fa. Liberi certo dai potentati economici ma anche da un associazionismo di sinistra che vive solo grazie ai contributi pubblici. Fuori dal coro sul serio, senza alcuna incertezza. Anticonformisti veramente, non solo a chiacchiere. Sono il primo a sapere che sarà durissima ma voglio provarci. Animare un mezzo di comunicazione veramente libero significa stare meglio e non limitarsi al continuo lamento. Non so voi, ma io non vorrei morire democristiano e penso di avere ancora qualcosa di serio da dire.
Carlo Meoli
il: gennaio 21st, 2010 | di: admin | in: Senza categoria | No Comments »
Contiamoci, diceva il 21 marzo di due anni fa l’editoriale con cui veniva presentato questo sito. Presi a prestito le parole di Luigi Pintor, uno che per me (noi) ha rappresentato tanto nel panorama del giornalismo italiano, per presentarvi quest’ambizioso progetto. Giovani e gente d’esperienza s’era riunita intorno a un tavolo per scommettere su un’idea che voleva rompere le logiche del mercato, dell’informazione asservita o di quella semplicemente pigra e impaurita. Essere editori di noi stessi, raccontare ciò che accade con lo spirito costruttivo di chi ha scelto di vivere in queste terre, per molti versi desolate, e ha ancora la forza di tentare il cambiamento.
Quel contiamoci oggi mi fa paura. Perché, a contarci, ci avanzano le dita di una mano. Siamo in pochi e spesso, anche facendo emergere chiaramente le nostre difficoltà organizzative, ve ne avevo parlato.
Colonnarotta è in crisi e non sa, per ora, come uscirne. Non certo una crisi delle idee. Voglio sperare che chi ancora lavora a questo progetto, e chi se n’è allontanato soprattutto per scelte di vita che l’hanno portato lontano, crede ancora nell’essere libero, nell’avere uno strumento che senza censura, spesso sbagliando ma altrettanto spesso fornendo approfondimenti e temi di discussione di spessore, possa essere spina nel fianco dell’imbarbarimento delle nostre coscienze.
Ma oggi, dopo oltre sei mesi di accesi dibattiti interni, dobbiamo mettere un punto fermo. Non siamo più in grado di fornirvi quello che abbiamo cercato di fare fino a ieri, Non abbiamo mai guadagnato un soldo da questo progetto e non è questo il nostro intento. Ci siamo autofinanziati, abbiamo avviato una sottoscrizione tra amici e conoscenti per coprire le spese tecniche di gestione e di burocrazia. Ma non abbiamo mai ceduto, e di questo ne vado (ne andiamo) fieri, alle offerte di chi si avvicinava con lo scopo di trasformare in “ricchezza” le idee che qui venivano sviluppate.
Oggi la nostra assemblea interna si allarga anche a voi. Colonnarotta è in assemblea aperta, per ora permanente. Vogliamo discutere anche con voi di cosa eravamo, cosa siamo diventati e cosa vogliamo essere in futuro. Work-inprogress, l’abbiamo definita. Perché non vogliamo (ancora) mollare, ci crediamo. E vi assicuro, questa pagina bianca che ora vedete sostituirsi al nostro giornale è stata una scelta fatta con molta sofferenza. Non abbiamo più le energie vitali per sopravvivere così come stavamo facendo.
Siamo riusciti, senza voler cadere in presunzione, a offrire inchieste, approfondimenti culturali di qualità. E che non era facile leggere altrove. Ma non siamo riusciti ad aggregare intorno a questo progetto le gambe per farlo camminare. Anzi, ne abbiamo perse tante.
Anche se le cariche in questo giornale non hanno mai avuto un reale peso, da direttore responsabile mi sento, però, responsabile morale , oltre che materiale, di questo fallimento. Ed è per questo che nella passata riunione ho rimesso al presidente dell’associazione il mio mandato. Se chi doveva guidare questo gruppo non è stato in grado di farlo è giusto che faccia un passo indietro.
Ora siamo qui, nudi, a raccontarvi ciò che ci è accaduto. Ripartiamo da zero, nella speranza che, presto, alla prossima conta, possiamo sentirci più forti. Altrimenti vorrà dire che ci abbiamo provato, ma non siamo stati in grado di scalfire noi stessi le nostre pigrizie, i nostri assurdi lenti metabolismi. Forse perché ci piace, forse perché sotto sotto adoriamo cullarci in questo stato di semi-disperazione perpetua, dove tutto va male e nulla accade per colpa nostra. Non volevamo sentirci complici – dissi quel 21 marzo – ma lo stavamo diventando.
Personalmente sono pronto ad accettare il fallimento, ma, per natura personale, non mi stanco di lottare per le cose in cui credo. E, a mio modo, continuerò con gli strumenti a mia disposizione a raccontare ciò che mi sta intorno. Cercando di farlo, se possibile, nel migliore dei modi. Ma spero che Colonnarotta (o qualunque altra cosa essa diventi) possa al più presto riprendere il suo viaggio con mente fresca e irriverente.
Ri-contiamoci.
Luigi
luigi[at]colonnarotta.it